|Universe of Misha|


Giocando con le stelle...


In queste righe vi e' un segreto,
che a nessun puo' esser svelato.
Solo chi conscio e' della parola amore,
puo' capire il segreto dell'argentato cuore.
Angelo e Lupo in un abbraccio immutato,
due anime unite, in un eterno sogno incantato.

dedicata al mio amore..

firmato Lele




martedì, 04 aprile 2006

E un Angelo scrisse...



Vorrei.Bruciare.Tra.Le.Fiamme.


Non pensare, non sentire più niente... solo bruciare.





Era il 16:14 quando LostAngelMisha
ha mosso le sue dita su una piccola tastiera.

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SMILE! SMILE!

Little Angel of a Green Garden...


Scrivete che ne pensate nei commenti (20) ma badate un Lupo, un Gundam e una Fumettista vegliano sul piccolo Angelo.
E son tutti fatti vostri... Ghghghghgh!




mercoledì, 08 marzo 2006

E un Angelo scrisse...



IL GIARDINO, LA RAGAZZA ED IL LUPO

 

 

C’era una volta una ragazza che aveva avuto una vita molto sfortunata. Stanca di soffrire, un giorno questa ragazza prese una decisione: avrebbe creato un giardino, un bellissimo giardino solo per lei, e si sarebbe rinchiusa là per sempre. Fece nascere questo giardino; lo riempì di fiori profumati e stupendi e lo recintò con alte mura per impedire a chiunque di entrare. Lo circondò con alti rovi e profondi fossati, finché non fu sicura che nessuno avrebbe potuto accedervi: ed infine vi rinchiuse il suo spirito, troppo stanco ed amareggiato per avere ancora fiducia negli altri.

Nel mondo reale ciò che accadde fu che la giovane cadde in un profondo sonno da cui nessuno riusciva a svegliarla. Dapprima, i genitori e i conoscenti si disperarono; poi, col tempo, tutti la dimenticarono, finché i suoi stessi ricordi non iniziarono a sbiadire. Dopo anni ormai aveva scordato completamente la famiglia ed i suoi amici: infatti chi mangiava i frutti e beveva l’acqua del mondo dei sogni era presto o tardi condannato a dimenticare ogni cosa della sua vita mortale. La ragazza perse la memoria del suo passato e si convinse lentamente di essere una principessa, la principessa del giardino dei sogni.

La principessa trascorreva molto lietamente le sue giornate: cantava e ballava, rideva sempre e non piangeva mai; trovava la sua massima gioia nel raccogliere fiori e nel bagnarsi tra le acque dei ruscelli. Faceva tutto ciò da sola, perché nessuno poteva penetrare le difese del giardino finché lei non lo desiderava: quel giardino era il suo cuore, in cui lei stessa si era voluta rinchiudere senza più lasciar entrare nessuno per non provare più dolore.

La ragazza, col passare del tempo, conservò la indole buona e gentile: ma dimenticando tutte le prove che aveva affrontato in passato e tutte le difficoltà che l’avevano maturata, lentamente divenne sempre più leggera e superficiale. Un seme di egoismo riuscì misteriosamente ad entrare nel giardino e lì si piantò, crescendo in pochissimo tempo e diventando un grande albero carico di frutti. I frutti dell’egoismo erano saporiti e succosi, tra i più buoni che la ragazza avesse mai gustato; e dopo il quella pianta ne crebbero altre sconosciute, nate da semi trasportati dal vento, come quello dell’insensibilità.

La notte non esisteva, nel giardino incantato del cuore: il sole non cessava mai di splendere, non esisteva né dolore né malattia e tutte le cose erano belle e dolci. La primavera eterna faceva sì che gli alberi fossero sempre in fiore e che non facesse mai né troppo freddo né troppo caldo. Tutto era perfetto: e tuttavia, la ragazza senza accorgersene, covava un vuoto dentro, un vuoto che si ingrandiva man mano che ella obliava la sua esistenza nel mondo reale. Un vuoto che era generato dalla mancanza di qualcosa che stava morendo… la capacità di amare.

Finché un giorno, mentre mangiava i deliziosi frutti del mondo dei sogni, non scorse da lontano una figura che la osservava; veloce, abbandonò il resto del pasto e si precipitò in quella direzione, col cuore colmo di paura poiché non sapeva chi fosse quell’intruso né come avesse fatto ad entrare. Quando però poi lo vide meglio, le si mozzò il fiato: si trattava di un meraviglioso lupo bianco, grande e maestoso, dai profondi ed intelligenti occhi azzurri. In nessun luogo si vide mai bestia tanto splendida; trasmetteva un senso di rispetto, ma allo stesso tempo i suoi occhi tradivano anche una grande dolcezza e fragilità. La ragazza si innamorò di lui non appena lo vide; incantata, gli si avvicinò per carezzarlo e lui la lasciò fare, calmo ed imponente. La sua pelliccia aveva lo stesso colore dell’argento e era soffice come una nuvola, tanto che la ragazza non riusciva a staccarsi da essa.

“Da dove vieni, lupo?” chiese infine, con voce bassa per l’emozione.

“Da luoghi lontani” rispose quello guardandola negli occhi “Vengo da posti che sono al di là di queste mura, al di là di questi prati, al di là di quelle montagne.”

“Come si chiamano quei posti?” chiese di nuovo lei.

“Hanno mille nomi e nessuno; sono abitati da folle che eppure non sono niente.” disse il lupo.

“Come hai fatto ad oltrepassare le mura ed i rovi?”

“Sono un lupo” rispose egli semplicemente. La ragazza non fece altre domande e propose al lupo di giocare insieme; quello accettò, e per tutto il giorno la ragazza ed il lupo corsero per le colline e rotolarono sui prati verdi, provando entrambi una grande felicità per la presenza dell’altro. La loro gioia era enorme, ma arrivò un’ora in cui il lupo si fermò e disse: “Devo andare.”

“Cosa dici, caro lupo?” disse stupita la fanciulla “Resta, giochiamo ancora! Non hai ancora odorato le dolci rose dal tocco di velluto, o ascoltato l’allegro canto del ruscello!”

“Devo andare” ripeté impassibile il lupo, voltandosi.

La ragazza cercò di avvicinarsi al lupo per fermarsi e trattenerlo, ma quello iniziò a correre. Lei lo inseguì, ma le zampe della bestia sembravano alate; rapido come il vento, la distanziò di molte centinaia di metri e scomparve tra gli alberi.

La ragazza fu molto triste per la scomparsa del lupo; si lasciò cadere per terra e pianse amare lacrime, che andando a bagnare il terreno si trasformarono subito in piccole piante, che crebbero rapidamente: divennero magnolie dal profumo malinconico, che sapeva di nostalgia.

Il giorno dopo però, alla stessa ora, il lupo tornò: le giovane, col cuore colmo di gioia, si precipitò immediatamente ad accarezzarlo e gli rivolse le stesse domande del giorno prima. Lui però le diede le medesime, sibilline risposte; la ragazza decise così nuovamente di lasciare perdere e di godere semplicemente della compagnia dell’animale.

Tuttavia anche quel giorno dopo qualche ora il lupo le comunicò che il tempo era scaduto; anche stavolta la ragazza cercò di fermarlo e lui riuscì lo stesso a fuggire, svanendo nella selva come la volta precedente.

E così andò avanti, per molti e molti giorni, che la fanciulla del giardino non poteva sapere che in realtà fossero le notti del mondo reale. Secondo il tempo terrestre, il suo nuovo amico compiva le proprie visite nelle ore che precedevano l’alba, andandosene poi con l’arrivare della stessa. Ma la ragazza questo non poteva saperlo, rinchiusa nel suo mondo incantato dove il tempo non esisteva.

Ad ogni visita, il lupo le diventava più caro; non c’era ora in sua assenza che non passasse ad immaginare che fiori poteva mostrargli, o che gioco poteva inventare per divertirlo. Piano piano, il vuoto dentro di lei iniziò a colmarsi; senza saperlo, la piccola aveva iniziato di nuovo ad amare.

Un giorno però il lupo, quando venne a trovarla, aveva delle orribili ferite sul bel corpo possente.

 “Oh, mio caro, caro lupo, chi è stato tanto cattivo da fare questo?” chiese la ragazza in lacrime, carezzando con dolcezza il bellissimo pelo argentato dell’animale e cercando di ripulirlo dal sangue.

Il lupo leccò via le lacrime dalle guance della fanciulla e serio rispose: “Non ho potuto fermarli.”

“Ma tu, che solo tra tutti sai superare le difese di questo giardino, chi può mai catturarti e ferirti?”

“Erano armati di malvagità e le parole erano le loro lance; non ho potuto fermarli.”

“Ma tu, che solo tra tutti sai attraversare i rovi senza un graffio, chi può mai sporcare il tuo bel pelo?”

“Il loro animo era immondo e le azioni la loro sporcizia; non ho potuto fermarli.”

La ragazza come sempre non comprese appieno le parole dell’animale; tuttavia lavò la sua splendida pelliccia con l’acqua fresca del ruscello, ed anche quel giorno rotolarono tra i fiori e giocarono fino a sera.

Ma le cose in seguito non migliorarono; ogni volta che tornava, il lupo aveva delle ferite peggiori. La gentile amica lo curava instancabilmente, ma con ciò non riusciva ad impedire che il giorno successivo la situazione fosse peggiorata. Finché il lupo non arrivò da lei straziato, con le carni lacerate e la preziosa pelliccia completamente sciupata. Era tanto indebolito da non riuscire a parlare; il sangue sgorgava copioso ed incessante dai tagli e, per quanto la fanciulla si prodigasse nel lavarli e nel medicarli, essi non guarivano. Poi lei, disperata, guardò nei profondi occhi blu dell’animale, e vi lesse ciò che già inconsciamente temeva: egli era destinato a morire.

“Oh, no, no” gridò scoppiando a piangere e gettandosi ad abbracciarlo. “Non te ne andare, non lasciarmi sola…”

“E’ questo il mio destino; ed io non  posso modificarlo” rispose la bestia, nella cui voce si avvertiva però una forte tristezza.

“Io ti amo, mio caro lupo” pianse la ragazza “Ti amo con tutto il cuore, e l’ho capito solo adesso. Perdonami…”

Il lupo ascoltò in silenzio i singhiozzi della giovane; anche lui la amava, ma il dolore della separazione era talmente forte che non riusciva a pensare ad altro che al fatto che tra poco non si sarebbero mai più potuti incontrare.

“Esiste un sistema” disse infine, con voce bassa e speranzosa. “Esiste un modo per rivederci, ma è doloroso. Vuoi affrontarlo?”

“Qualunque cosa per non perderti, caro, caro lupo” rispose lei, sicura, senza che le lacrime smettessero di scendere.

“Devi uccidermi ed estrarmi il cuore” fece il lupo, dopo qualche secondo di silenzio. “E’ l’unico modo.”

“No…!” esclamò inorridita la ragazza, stringendo più forte il corpo dell’altro.

“Strappami il cuore” la esortò con dolcezza la grande e magnifica bestia. “strappamelo dal petto e portalo con te… è l’unico sistema per rivederci”

Allora la fanciulla, con l’animo gonfio di dolore, fece come le aveva detto il lupo; e, meraviglia! L’animale possedeva solo metà cuore, ed esso era argentato come il suo manto. Nell’attimo stesso in cui glielo tolse, tuttavia, il lupo spirò; e, sempre stringendo a sé il cuore, la ragazza pianse e pianse per molto tempo, abbracciando il corpo dell’amico defunto come se avesse potuto riportarlo in vita. Dopo qualche ora, stanca per il lungo pianto, si addormentò per la prima volta da quando era nel guardino.

Nel sogno le furono mostrate cose che all’inizio non comprese: facce di adulti e giovani, volti sorridenti ed in lacrime, mani crudeli ed altre affettuose… improvvisamente, ricordò ogni cosa della sua vita reale, e si svegliò di colpo. Intorno a lei tutto era cambiato, come se davvero si fosse svegliata da un interminabile sonno: il giardino, da rigoglioso che era, col tempo si era inaridito ed ora alla vista le si offriva un paesaggio secco e desolato. Gli alberi di Egoismo ed Insensibilità finalmente non le apparvero più belli e prosperosi come l’illusione le faceva credere, bensì come erano veramente, ovvero delle orribili erbacce che erano proliferate ovunque, avvelenando il bel giardino. I loro frutti erano bacche nere e velenose; e, disgustata, la fanciulla distolse gli occhi da essi, maledicendo il vento che aveva portato lì i loro semi.

Poi si ricordò dell’amato lupo e riabbassò lo sguardo, scoprendo che il caldo cuore tra le sue mani si era trasformato durante il sonno in un ciondolo d’argento. Senza esitare, lo infilò al collo; cogli occhi colmi di lacrime diede un ultimo bacio al muso del bellissimo animale, ed infine si alzò ed uscì dalle mura diroccate ed infestate dalle erbacce rampicanti.

Nell’attimo stesso in cui mosse il primo passo al di fuori del giardino, il sogno finì. La ragazza riaprì gli occhi; si trovava nella realtà, sdraiata su un letto d’ospedale. Non ricordava più cosa avesse sognato, ma le pareva che fosse stato un sogno un po’ allegro ed un po’ malinconico: provò a ricordarlo, ma per quanto si sforzasse non ci riusciva e così si sentì molto triste.

La fanciulla non poteva infatti sapere che lo stare in uno dei due mondi faceva automaticamente dimenticare dell’altro; così come nel mondo dei sogni lei aveva rapidamente scordato la sua vita reale, nel mondo terrestre non riusciva più a ricordarsi del giardino né del povero lupo che aveva sacrificato la propria vita per il loro legame.

La bestia però sapeva dell’infido rapporto tra i due mondi: ed era per questo che l’aveva pregata di portare con sé il proprio cuore, perché esso avrebbe continuato a contenere i ricordi del giardino anche quando ella sarebbe tornata da dove veniva e avrebbe scordato ogni cosa.

La giovane riprese così la propria vita normale, senza più memoria alcuna dell’amore del lupo e della promessa che si erano scambiati nel giardino incantato; continuava tuttavia a portare il ciondolo al collo, senza neppure sapere bene perché, sentendo solamente di non potersi separare da esso. A volte, stringendolo forte nella mano, le pareva di ricordare qualcosa; ma per quanto si impegnasse, non riusciva a riportare alla mente quei momenti. Avvertiva vagamente la mancanza di qualcosa, ma non sapendo come rimediarvi la sopportò per anni, fino quasi a dimenticarla.

Un giorno, poi, incontrò un ragazzo: costui aveva gli stessi occhi azzurri e cristallini del lupo, tanto che nell’incrociarne lo sguardo la fanciulla provò una fitta al cuore. Allora strinse il ciondolo, e stupita scoprì di amare quel ragazzo con tutta l’anima, come se l’avesse già conosciuto… in un altro tempo… in un altro universo.

Cos’era accaduto? Il lupo, che altro non era che lo spirito del giovane, la aveva dato la metà di cuore in suo possesso; l’altra metà era del corpo, e non poteva affidargliela finché erano nel mondo dei sogni. Nell’incontrare l’altro frammento l’aveva però riconosciuto immediatamente per ciò che era, ed anche il corpo riconobbe il proprio gemello, poiché i due pezzi di un tutto non fanno altro che attrarsi a vicenda sino a potersi riunire. Il ragazzo si innamorò perdutamente della fanciulla, che lo ricambiava sinceramente; ed entrambi intuivano – anche se non con certezza – di essersi già incontrati in precedenza, così come sospettavano che il loro amore maturasse in realtà da molto tempo, aspettando solo il momento in cui traboccare. Tutti i ricordi erano infatti conservati dalla metà di cuore che il lupo aveva affidato all’amata, metà che nel mondo reale appariva come un semplice ciondolo.

La ragazza e il ragazzo si unirono così per non separarsi mai più, finalmente ritrovati. Senza saperlo, lei salvò l’animo ferito di lui, che senza il suo intervento sarebbe morto. Ma quelle ferite non erano incurabili e la ragazza sta tuttora cercando di sanarle, ricevendo in cambio delle proprie cure la protezione e la forza del lupo.

I due, da allora in poi, vissero per sempre insieme, nelle gioie e nelle difficoltà.

Sempre, sempre insieme.

Sempre. Insieme.

Insieme.

 

- FINE -

 

 

Questa è la favola della buonanotte per il mio tesoro adorato.

Spero che ti concili il sonno e che ti faccia sentire la mia vicinanza anche se non posso essere fisicamente lì con te.

Ma soprattutto, spero che ti faccia sentire quanto ti amo.

Con tutto il mio amore,

Giulia.



Era il 19:50 quando LostAngelMisha
ha mosso le sue dita su una piccola tastiera.

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SMILE! SMILE!

Little Angel of a Green Garden...


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E son tutti fatti vostri... Ghghghghgh!




giovedì, 02 marzo 2006

E un Angelo scrisse...



Lacrime piene d’inesistenza


I miei occhi paurosi sono fuggiti
La mia mente vuole ingannarmi
Il mio cuore ha sofferto fino a morire
E la mia anima mi guarda stupita

Balliamo!
Giochiamo!
Divertiamoci semplicemente
Balliamo!
Viviamo!
Rianimiamo i ricordi!
Ma nessuno mi ascolterà
In fin dei conti chi mi ascolterà?
Sono tutto solo!

Di giorno abbiamo giocato e riso,
Di notte siamo stati solo seduti lì e pianto,
ma non ci siamo mai accorti
Di quanto fosse bello tutto ciò

Poi volevo creare la bellezza,
Ma presto ho capito:
Un verme striscia via nel fango,
E lì sto ancora mentendo...
Desiderando di morire
Desiderando di marcire
Desiderando di dimenticarmi.

Così non cadranno lacrime
Così nessuna anima soffrirà
Così non sarò mai esistito


[Lacrimosa - Tränen der Existenzlosigkeit]


Era il 16:06 quando LostAngelMisha
ha mosso le sue dita su una piccola tastiera.

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mercoledì, 21 dicembre 2005

E un Angelo scrisse...




Anche quest'anno il natale mi ha colta impreparata...
Ho impiegato giorni nella ricerca dei regali, come sempre all'ultimo momento... è un rito a cui ormai sono affezionata. Mi piace perdermi in mezzo alla folla indaffarata, è confortante... i miei occhi scivolano sulle vetrine scintillanti, sui volti intorno a me... l'aria è fredda e pungente, le mie mani sono già diventate piacevolmente insensibili... e continuo a vagare, sola in mezzo a tanti, senza una meta precisa... per il piacere di sentire, di vedere...
Nell'aria c'è odore di neve... so già che non nevicherà, eppure quel profumo fantasma aleggia ovunque... e nella mia testa silenzio, silenzio anche se fuori tante voci, tanti rumori si confondono... non importano... è bello lasciarsi incantare, lasciarsi stupire... farsi guidare per mano da un'emozione...
Anche quel giorno... anche allora, ricordi? Fuori dalla finestra, nevicava... e quando me ne accorsi feci di tutto per fartelo sapere... perchè eravamo sotto lo stesso cielo, sotto la stessa neve... perchè ogni fiocco ti portasse un messaggio... da me a te, a noi... perchè quella neve l'avevo desiderata, così come desidero te... ed era bello...
Riscoprire la bellezza... a volte penso davvero che non sia del tutto un'esagerazione, dire che ho un'animo d'artista... la bellezza che stava in quella neve, mi aveva commossa... perchè era speciale... perchè, nonostante non nevicasse mai, quel giorno l'aveva fatto, come un regalo apposta per noi... e mi faceva sorridere... senza che gli altri lo sapessero, senza che potessero coglierne il significato, noi lo sapevamo... senza parole, sapevamo di amarci...
E così osservo, con occhi da bambina... con occhi che riscoprono le cose, ogni volta come se fosse la prima... per poi chiuderli e lasciarmi addormentare, tornata fiduciosa e sazia di dolcezza... mentre il sonno mi prende in grembo, sono... tranquilla... so che stanotte ti incontrerò nei miei sogni...



Era il 20:23 quando LostAngelMisha
ha mosso le sue dita su una piccola tastiera.

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mercoledì, 30 novembre 2005

E un Angelo scrisse...



What's this?
I can't believe my eyes
I must be dreaming


Cos'è?
Stupore, all'inizio... poi consapevolezza... poi rabbia. Dimmi perchè! Dimmi perchè adesso! Dimmi perchè... non riesco a fermarlo..?
Cos'è?
Perchè?
Lo so, lo sapevo da tanto, che io e il mio cuore abbiamo ormai smesso di parlarci e che fa quel che gli pare... ma questo, questo non lo credevo. Nell'attimo in cui per la prima volta - per la prima davvero - mi sono sentita gelosa, non riuscivo a crederci. Io? Gelosa? Scherziamo? ... eppure era vero, ed era qualcosa di così insopportabile da frustrarmi. Non potevo mostrarlo esteriormente, perchè mi rendevo conto che era sbagliato, so che è sbagliato - lo so! - e allora, perchè? Perchè non riesco e frenarmi? Cos'è questo sentimento che mi avvelena e che mi fa soffrire?


What's this? What's this?
There's something very wrong
What's this?


Già, cos'è? Me lo chiedevo anche se la risposta l'avevo già, ma mi rifiutavo di crederci. Com'è umiliante essere gelosi di qualcuno! E' come ammettere che ne hai bisogno, che hai disperatamente bisogno di lui... la parte più orgogliosa di me ne veniva ferita, veniva ferita dal pensiero di dover ammettere davanti a qualcuno la paura di perderlo! E non di perderlo fisicamente, ma di perdere quel rapporto bellissimo e speciale, di lasciare che ne crei un'altro in modo del tutto inconsapevole con qualcun'altra... e allora, l'avrei perso... anche se - persino se - fosse rimasto fisicamente mio. Se si sentisse più felice mentre parla con qualcun'altra, se riuscisse a dirle cose che non riesce a dire a me... se si allontanasse senza farlo apposta perchè, semplicemente, ha scoperto che sta meglio con lei che con me... significherebbe che l'ho perso...
Fu quello che pensai per la prima volta in quel giorno di pioggia, mentre al ristorante tutti parlavano e solo io, ignorando ciò che avevo nel piatto, fissai la pioggia che scorreva sul vetro accanto a me per minuti e poi ore... provando la paura di perderlo e di perdere ciò che era nato di così semplice e bello tra noi due... provando qualcosa che mi faceva così male non solo per la sofferenza che il solo pensiero mi causava, ma per la rabbia con cui continuavo a negare a me stessa il fatto che potesse essere "quello". Mi ripetevo che non lo era... ma allora... cos'era?


What's this?


E alla fine dovetti ammetterlo, anche se per qualche strano motivo mi umiliava da morire. Gelosia, gelosia pura e semplice. La sola idea mi pareva così pazzesca, vedete, per il semplice fatto che ho sempre creduto di non aver bisogno di nessuno e che ero convinta che non sarei mai stata dipendente da qualcuno. In effetti in molti casi è stato così, permettendo al mio dannatissimo orgoglio di crescere a dismisura... anche troppo, a dire la verità. Ammettere di essere gelosa di lui mi fece capire che ero veramente nelle sue mani... che avrebbe potuto fare di me ciò che voleva, perchè io glielo avrei permesso. Che ormai ero così legata a lui che con un solo gesto avrebbe potuto determinare sia la mia gioia che il mio dolore. E questo mi faceva imbestialire! Non mi era mai successo prima, mai. Non avere legami, non essere schiavi di nessuno... com'è che andava avanti? Era un bel modo di vivere, a mio parere, senza mai affidarsi abbastanza agli altri da dargli la possibilità di farti male. E lui, adesso, senza che io quasi me ne accorgessi, quella possibilità ce l'aveva, e anche tante altre, se soltanto lo desiderava. E io non mi sarei tirata indietro neppure se avesse davvero scelto di farmi male.
Capite a che livello mi sono ridotta? E' così, l'amore? Temo che non lo capirò mai, è qualcosa di veramente troppo strambo e complicato. Ci rinuncio. Mi limito a viverlo, senza capirlo neanche molto bene. Il mio cervello è veramente troppo piccolo per questo genere di cose: tende a semplificarle ponendosi due o tre regole essenziali ed assolute a cui ricorre in ogni occasione. La prima regola è: ciò che fa felice lui va bene, qualunque cosa sia. Se fosse la mia sofferenza a farlo felice, allora ben venga.
Sono stupida, vero? Eppure questo concetto è talmente chiaro e spontaneo nella mia testa che niente riesce a metterlo in discussione. E' naturale e bello...
Il pensiero di qualcun'altro che ti sta accanto, che può vederti tutti i giorni, che può vederti e toccarti quando vuole e come vuole, mi fa morire. Vorrei essere lì, vorrei essere colei che ti vede più di tutti, vorrei essere sempre lì quando i tuoi occhi cercano la luna e non la trovano... vorrei essere nella tua vita di tutti i giorni, nel tuo mondo... vorrei... vorrei tanto...
Semplicemente vorrei... che questo desiderio non fosse irrealizzabile... perchè, vedi, mi fa soffrire, tanto, tanto e sempre di più.
Saperti vicino ad un'altra... perchè, Dio, perchè? Perchè ci hai dato questo odioso sentimento che mi fa venire paura? Questo sentimento che reprimo per non rendermi odiosa al suo sguardo.


Era il 22:12 quando LostAngelMisha
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lunedì, 31 ottobre 2005

E un Angelo scrisse...



BREATHE NO MORE - Evanescence

Ho guardato nello specchio così a lungo
che ho finito col credere all’esistenza della mie anime dall’altra parte.

Oh, i piccoli pezzi cadendo si distruggono.
Frammenti di me,
troppo taglienti per rimetterli a posto
troppo piccoli per contare qualcosa
ma abbastanza grandi da tagliarmi in tanti pezzettini.
Se cerco di toccarli

sanguino
e sanguino,
e non respiro
non respiro più.

Prendo fiato e cerco di trarre un significato dalla fonte dei miei spiriti
eppure come un bambino testardo rifiuti ancora di bere.
Dimmi una bugia,
convincimi che sono sempre stata male
e tutto ciò
avrà un senso quando sarò guarita.
Conosco la differenza
tra il mio riflesso e me.
Non posso fare a meno di domandarmi
quali dei due ami.
Così sanguino
e sanguino
e respiro
adesso respiro…

Sanguino
sanguino,
e non respiro
non respiro
non respiro più.





Era il 18:32 quando LostAngelMisha
ha mosso le sue dita su una piccola tastiera.

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lunedì, 17 ottobre 2005

E un Angelo scrisse...



Ahahahahaha.
Che bello.
Che risata falsa che mi esce dalle labbra.
Fino a pochissime ore fa avevo tutte le buone intenzioni di tornare qui e scrivere tante, tantissime cose meravigliose, in modo che chiunque leggesse trovasse un po' della stessa felicità che mi aveva investito di colpo.
E ora riesco solo a vomitare merda.
Sì, merda. Oh, vi sconvolgete a sentir uscire paroline del genere da questa boccuccia adorabile? Ma davvero? Vi sentite offesi nell'animo, il vostro pudore è violato? Ma dai? Oh, e sapete un'altra cosa? Non me ne può fregare di meno.
Giulia è uscita, per il momento. State parlando in direttissima con colei che si era addormentata da anni e anni. Ho il possesso del suo corpo e, fidatevi, quando ce l'ho sono cazzi amari per tutti.
Volete darmi un nome? Ma fottetevi. Giulia? No, vi ho già detto che non c'è, quante volte ve lo devo ripetere??? Cosa sta facendo? E che ve ne frega? Se proprio volete saperlo, sta dormendo. Sì, dormendo, siete sordi, idioti o tutte e due le cose?
Sta dormendo perchè, quando il dolore è troppo, non ce la fa. Si rifugia in un angolino, un recesso infinitesimale, introvabile, si fa piccola piccola, si rannicchia fino a rimpicciolire ancora di più - quasi scompare - e dorme. Dorme per non sentire la sofferenza, che l'ha sopraffatta. Sconfitta. Vuole solo fare in modo che nessuno possa trovarla, che nessuno possa toccarla, e dormire. Dormire come morire. In entrambi i casi non si sente nulla. Che benedizione.
Non cercatela. A parte il fatto che non la trovereste, vi fuggirebbe come se foste il peggiore dei suoi mostri. Non vi riconoscerebbe neanche. Le fareste solo paura, o, peggio, la ferireste ancora di più. E allora, oh, sì, potete contarci che non tornerà mai più allo scoperto.
Se ne sarei felice? Cazzo, in effetti ero felice quando accadde anni fa. La prima e - fino a poco fa lo pensavo - ultima volta che accadde.
Il problema è che, se la cosa si protrae troppo a lungo, anch'io inizio a stufarmi. Perchè c'è veramente troppa merda a questo mondo, per sopportarla tutta. Lei è pura, è in buona fede, e ne rimane ferita; io al contrario lo so, ma ogni volta che lo constato mi sento solo disgustata e esausta, stufa, al punto che mi chiedo se ne valga la pena. Per questo conviene ad entrambe che io prenda il possesso del nostro corpo solo per poco. Così ho il tempo di usarlo come più mi pare e piace mentre lei dorme - dorme e piange, ad occhi chiusi - ma non arrivo allo stadio in cui sono stufa di tutto questo schifo. Perchè se ci arrivo, ci ammaliamo della malattia della bambola. E da lì al farla finita ci passa veramente poco.
Cos'è questa malattia? Quanto vi invidio per non saperlo. Vuol dire reprimere il disgusto, il dolore, tutto. Finchè non si prova più nulla. Non frega più di niente. Ti tagli con la lama solo per essere sicuro di essere ancora capace di sentire qualcosa, per assicurarti di essere vivo. Non te ne fotte veramente più di nulla. Ti fai del male, ne fai agli altri, indiscriminatamente, così, come capita. Distribuisci schifo come una macchinetta automatica. Ma sì, a chi importa. I tuoi occhi sono vuoti. Opachi. Sono diventati più chiari, e allo stesso tempo opachi, lo giuro. Non guardano più nulla: scivolano passivamente su ogni superficie, senza più guardare veramente. Incapace di provare sofferenza, così come di sentire gioia. E' un modo come un altro di proteggersi. Ma, quell'unica volta, alla fine Giulia si è svegliata da quel lungo sonno. Si era spaventata per la strada che avevamo preso. Ma alla fine ha capito che doveva fare qualcosa, doveva intervenire e fermare questo processo; ha ripreso possesso del corpo, e io gliel'ho lasciato senza neppure far troppe storie.
Non è che la odio, né lei odia me: abbiamo bisogno l'una dell'altra. E, in fondo, lei mi fa pietà.
Compassione. Perchè è debole. E' così sensibile che si fa male con un nonnulla. Ma si fa male anche - anzi, soprattutto - con la sofferenza altrui, è questo il problema. Se così non fosse, andrebbe molto meglio per lei, ma credo che non la sopporterei: di stronza, qui, basto io.
C'è un immagine, che a volte si ripresenta, come in flash improvvisi. Di lei rinchiusa nell'armadio. Aveva undici, dodici anni al massimo. Non voleva piangere, ma proprio non riusciva più a trattenersi. E lo faceva in silenzio. Dio, quanto è patetica una mocciosa di undici anni che piange solo di nascosto e in silenzio, e che chiede alla madre di comprarle i primi trucchi non per farsi bella, ma per nascondere il passaggio delle lacrime.
Quando proprio non ce la faceva più, quando si sentiva impazzire - al punto da rotolarsi sul letto e cadere sul pavimento senza neppure accorgersene e continuare a gemere piano, piano, sussurrando "aiuto", all'infinito - allora, con l'impressione di stare per scoppiare, di stare per esplodere dal dolore, apriva l'armadio. Ci entrava, e si rannicchiava in mezzo ai vestiti. Richiudeva le ante, e calava il buio. Un buio così riposante che non le faceva nessuna, assolutamente nessuna paura. Si stringeva come una pallina, rimpicciolendo come se volesse davvero scomparire, e si sentiva un po' più al sicuro. Le pareva che nessuno potesse raggiungerla lì dentro. E allora piangeva, senpre senza nessun rumore - ormai era diventata incapace di fare altrimenti - e finchè non si sentiva così vuota e infelice che si addormentava, in quell'oscurità piccola, morbida e tiepida. Vomitava un po' di infelicità, finchè non si sentiva esausta e svuotata, e poi... chiudeva gli occhi.
E tutto finiva. Come calare un interruttore, un interruttore molto simile a quello definitivo che aveva più volte supplicato che Dio usasse.
Ecco, ora è cresciuta. E' troppo grande per entrare in quell'armadio. Ma ce n'è un altro, uno molto simile - chissà, forse lo stesso - dentro di lei adesso. Ed è peggio. Perchè il primo era qualcosa di fisico, qualcosa da cui braccia umane potevano tirarla fuori, anche a forza. Lì, invece, nessuno può raggiungerla.
Vuole proteggersi, porco mondo, vuole solo proteggersi.
Prima la ferivate nel corpo, ora nell'anima: il modo di proteggersi dai colpi improvvisi che subisce è cambiato di conseguenza.
Ehi, cazzo, non voglio la vostra pietà. Tenetevela. Sono cose che succedono, nella vita, non voglio né passare per povera derelitta né fare la scena di quella che vuole sentirsi compatita. Quello era il dolore, l'ho preso, l'ho affrontato da sola, e ce l'ho fatta. Quindi chiudete il becco e lasciatemi continuare.

Ciao, tu.
Oh, lo so che sei lì. Stai leggendo tutto ciò e ti chiedi cosa c'entri. Spero che tu sia il primo, sai, a leggere queste parole, dato che lei ora è nell'armadio per te. Perchè? Come cazzo sarebbe a dire, perchè? Prima le tiri addosso un macigno di quelle dimensioni, poi pretendi di dirle che tutto va bene quando ormai è stramazzata a terra, da tanto che l'hai presa alla sprovvista, scioccata e ferita?
Sì, sì, continua pure a ripeterti che non capisci. Sai, capire e non voler capire sono due cose molto, molto diverse. E porco Giuda, piantala di pensare che sei tu quello ferito, quello a cui è stato fatto del male. Vuoi che ti dica "poverino"? Vuoi essere sempre "poverino", per tutti? Non ti fa schifo la tua "poverinità"? Non hai voglia di avere un po' d'orgoglio, vaffanculo, e essere felice, che non è neppure tanto difficile, basta non desiderare di essere sempre l'agnello???
Ah, e una cosa: prenditela con me, non prendertela con Giulia. Anche lei ti direbbe "poverino", come tutti gli altri. Non ha colpa. Ci è già rimasta abbastanza male quando ha saputo che soffrivi, lasciala in pace. E' nell'armadio e trema, e vorrebbe morire da tanto che si sente in colpa. Sta già espiando abbastanza quella colpa che non ha, d'accordo? Torniamo a noi.
Forse non hai capito perchè io ti stia paragonando ad un agnello. Eppure è quello che sei, o almeno, ciò che vuoi essere a tutti i costi. Ti sembra così bello soffrire e sacrificarti per gli altri, al punto che te le cerchi da solo, e, se non le trovi, le crei. Forse ti senti protagonista, al centro di un'immensa tragedia greca di cui sei immancabilmente la vittima, non lo so. Ma tu, tu sai che questo si chiama vittimismo?!?
Non sarò la persona più indicata per dirtelo, ma è una cosa che fa veramente compassione, sai, ancora più di tutte le tue sfortune, il fatto che cerchi sempre il dolore, in modo da figurarti come un eroe tragico. Ma allora vuol dire che preferisci il tuo gusto del vittimismo alla sofferenza di chi ti ama. Perchè chi ti ama soffre, soffre davvero nel vederti in questo stato, lo vuoi capire una buona volta, porca puttana? Lo vuoi capire, e capire che te lo dice un affetto ferito, o preferisci ancora una volta sentirti il solito povero, triste e sfortunato che per di più viene attaccato ingiustamente dalla brutta e cattiva ragazzina ingrata?
La mia gratitudine, razza di scemo, sto cercando di fartela arrivare svegliandoti da questo cavolo di coma patetico! O vuoi passare così tutta la vita? Se è questo che vuoi - passare il tempo autocommiserandoti, senza mai aprire la finestra che io stessa ho aperto, quella che permette al mondo di entrare e avvolgerti col suo affetto - allora davvero posso suonare il tuo Requiem, perchè vuol dire che hai smesso di vivere, per quanto io non potessi crederci, vuol dire anzi che preferisci non vivere.
Oh, come sono brutta e perfida a cercare di risvegliarti, vero? Preferisci capire che lo faccio per te, pur sapendo di farti male ed odiandomi per questo, oppure classificarmi come la strega della favola e non ascoltarmi? Se è così che mi vuoi, come la stregaccia cattiva, allora non posso farci nulla. Metterò una rosa sulla tua tomba e pregherò per te.

Dici che ho detto cose cattive. E, a leggerle così sul tuo blog, A. - ti chiamo col tuo vero nome, non col tuo soprannome, e spero che ciò basti a dimostrarmi abbastanza seria - sembro davvero la perfida befana delle fiabe dei Grimm. Ma soprattutto, vuol dire che non hai essenzialmente, rovinosamente, decisamente capito un cazzo.
Quando di dico che ti voglio bene ti sembra che io menta? Ti sembro davvero così bugiarda e falsa? Se così fosse, allora non c'è veramente più nulla che io possa dire o fare per dimostrarti il mio affetto, perchè tanto non crederesti neanche a quello dato che non hai prestato fede alla frase più pura e semplice che mi è sgorgata dal cuore.
Se invece sei convinto che io dica il vero - poichè se è falso quello vuol dire che davvero tutto può esserlo - perchè, allora, hai potuto pensare, anche solo per un attimo, che avrei potuto intenzionarlmente farti male in qualsiasi modo?
Stavo scherzando, quando dicevo quello. Ridevo, ricordi? Stavo scherzando. Voce del verbo "scherzare". Scherzavo.
Scherzavo!
SCHERZAVO!
Se te lo dico piangendo, porco mondo, se te lo dico piangendo io che sono l'altra, quella cattiva, allora ci credi, brutto idiota??
Se ti dico piangendo che era uno scherzo a cui non davo neppure importanza, e che non poteva essere altrimenti dato che ti voglio bene, allora ci credi?
Ci credi?
...
O forse preferisci continuare a giocare a palla col tuo cuore, rimuginando su delle parole che sarebbero dovute scivolare via come acqua, poiché avevano l'unico scopo di strapparti una risata. Ma, a quanto pare, le hai trattenute finché invece che leggere come acqua sono diventate corrosive e amare come acido, e letali come arsenico.
Dici che vuoi sapere chi è all'origine di tutto questo. E io te lo dico con sincerità, anche sapendo che è crudele: non è il fato, non è la sfortuna, non sono io... sei tu.
Quelle parole non dovevano farti male. Ma tu hai voluto che ti ferissero, forse perchè è bello, fa godere in modo perverso sentirsi il centro di un palcoscenico dove è inscenata una tragedia greca; sentirsi l'agnello innocente sacrificato alla crudeltà dei carnefici che a quanto pare ti circondano. E' così? Non lo so, e non posso saperlo. Lo sai solo tu.
Hai tutto il diritto di insultarmi, e dirmi che non posso capire, perchè è vero. Non ho passato quello che hai passato tu, e sarebbe presuntuoso affermare di comprendere. Infatti io non comprendo. Il mio intento non è criticarti, ma darti una scossa elettrica, un qualunque shock o botta che possa servire a svegliarti.
Sei come la bella addormentata, che aspetta in eterno nel suo castello andato in rovina, impedendo l'accesso a chiunque tranne che al principe. Ma il principe non c'è, e lo aspetterai invano. Se lo vuoi, però, c'è un mondo intero, là fuori. Ci sono braccia che aspettano solo di abbracciarti. Ti prego, apri quella dannata finestra che permetta loro di entrare, scemo a cui tanto tengo.

E, alla fine di tutto, mi chiedo il perchè di quel manifesto del masochismo. Mi inciti a farti del male, Dio solo sa perchè. Vuol dire che non hai capito una benemerita mazza delle parole "ti voglio bene", o forse davvero non mi credi. Perchè volerti bene vuol dire che la tua sofferenza è la mia, e che non me ne farei nulla di sfogarti su di te, perchè il tuo dolore tornerebbe da me moltiplicato per mille.
Ci perderei e basta, come vedi.
Se mi odi, devi solo soffrire e farmelo sapere. Se mi vuoi bene, cerca di essere un po' più dannatamente felice, stronzo che non sei altro, che te lo meriti!
Quando oggi sono uscita da scuola, mi sembrava di camminare su una nuvola. Mi è bastata quella telefonata, da cui ho saputo tutto, e un macigno mi è caduto addosso, ammazzandomi. Quasi incapace di crederci, ho passato ore ad attendere il momento in cui avrei provato che era uno scherzo.
E non lo era.
E Giulia è rimasta talmente schiacciata da quel macigno che si è rinchiusa nell'armadio. Senza più forze. Con la sola voglia di piangere, e con un'unica parola sulle labbra: scusa.
Ma io non te lo dirò, perchè non penso di avere colpa.
Se anche tu lo credi, vai e tirala fuori da lì, fai un maledettissimo sorriso e cerca di stare meglio. Perchè lo capirà, se le menti. Lo capirà e basta.
Ho preso possesso del suo corpo: gli ho fatto picchiare la sedia, quasi tutti i mobili della camera e se stesso. Se farti del male con queste parole così crude non serve, spero che vedermi fare del male a me ti dia quella benedetta scossa di cui hai bisogno.
Spero che capirai questo scritto. Ci ho messo tutta me stessa.
E se lo capirai, risollevati da terra e rinizia a volare. Se non vuoi farlo per te, fallo per me, o meglio, per noi. Dispiega le tue ali e vola oltre l'oscurità.
Perchè le tue ali sono così belle che abbiamo bisogno di vederle. Quindi voglio vederti volare lontano. Anche a costo di farti partire a calci in culo!
...
Che clamorosa caduta di tono con quest'ultima frase, eh?
Vabbè.
Ti voglio bene, fratellino. Da parte mia e della bimba nell'armadio. Guai a te se non ci credi.



Era il 17:14 quando LostAngelMisha
ha mosso le sue dita su una piccola tastiera.

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SMILE! SMILE!

Little Angel of a Green Garden...


Scrivete che ne pensate nei commenti (3) ma badate un Lupo, un Gundam e una Fumettista vegliano sul piccolo Angelo.
E son tutti fatti vostri... Ghghghghgh!




mercoledì, 12 ottobre 2005

E un Angelo scrisse...



CRASH AND BURN - Savage Garden

When you feel all alone
And the world has turned its back on you
Give me a moment please to tame your wild wild heart
I know you feel like the walls are closing in on you
It's hard to find relief and people can be so cold
When darkness is upon your door and you feel like you can't take anymore

Let me be the one you call
If you jump I'll break your fall
Lift you up and fly away with you into the night
If you need to fall apart
I can mend a broken heart
If you need to crash then crash and burn
You're not alone

When you feel all alone
And a loyal friend is hard to find
You're caught in a one way street
With the monsters in your head
When hopes and dreams are far away and
You feel like you can't face the day

Let me be the one you call
If you jump I'll break your fall
Lift you up and fly away with you into the night
If you need to fall apart
I can mend a broken heart
If you need to crash then crash and burn
You're not alone

And there has always been heartache and pain
And when it's over you'll breathe again
You'll breath again

When you feel all alone
And the world has turned its back on you
Give me a moment please
To tame your wild wild heart

Let me be the one you call
If you jump I'll break your fall
Lift you up and fly away with you into the night
If you need to fall apart
I can mend a broken heart
If you need to crash then crash and burn
You're not alone...


ABBATTITI E BRUCIA - Savage Garden

Quando ti senti tutto solo
e il mondo ti ha voltato le spalle
dammi un momento per domare il tuo cuore selvaggio
so che ti senti come se le pareti ti si stessero chiudendo addosso
quando l'oscurità è sulla tua porta e ti senti come se non ne potessi più

Lasciami essere l'unica che tu chiami
se salti bloccherò la tua caduta
ti tirerò su e volerò lontano con te nella notte
se hai bisogno di cadere isolato
posso riparare un cuore infranto
se hai bisogni di abbatterti allora abbattiti e brucia
non sei da solo

Quando ti senti tutto solo
ed un amico fedele è difficile da trovare
sei intrappolato in una strada a senso unico
con i mostri nella tua testa
quando le speranze e i sogni sono lontani e
ti senti come se non ne potessi più

Lasciami essere l'unica che tu chiami
se salti bloccherò la tua caduta
ti tirerò su e volerò lontano con te nella notte
se hai bisogno di cadere isolato
posso riparare un cuore infranto
se hai bisogni di abbatterti allora abbattiti e brucia
non sei da solo

E ci sono sempre stati mal di testa e dolore
e quando sarà finito respirerai ancora
respirerai ancora

Quando ti senti tutto solo
e il mondo ti ha voltato le spalle
dammi un momento per domare il tuo cuore selvaggio

Lasciami essere l'unica che tu chiami
se salti bloccherò la tua caduta
ti tirerò su e volerò lontano con te nella notte
se hai bisogno di cadere isolato
posso riparare un cuore infranto
se hai bisogni di abbatterti allora abbattiti e brucia
non sei da solo...


Un mese... e ogni giorno mi sembra di volerti più bene.
Questa canzone è per te... insieme ad ogni mio pensiero, sempre.



Era il 17:01 quando LostAngelMisha
ha mosso le sue dita su una piccola tastiera.

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venerdì, 07 ottobre 2005

E un Angelo scrisse...



Ed ecco che torno a scrivere, col cuore non più gonfio di tristezza, ma di calore. Di amore, amore che mi sono vista riversare addosso da ogni parte, come un'inondazione.
Mi viene un po' da ridere. Pensare che mi sentivo così sola, nella mia piccola, meschina stanzetta privata, quando invece è bastato aprire la finestra perchè il vostro affetto inondasse il mio mondo, in modo irrefrenabile. Pervadendolo e scaldandomi fin nelle ossa.
La mia malinconia era la giusta punizione per averlo rinchiuso fuori, credo.
Come al solito, ciò che crea più problemi è il mio dannato orgoglio. Non solo sola, anche se a volte mi sento così: sono io ad isolarmi, spesso inconsciamente, per proteggermi.
Da anni ormai avevo paura di legarmi a qualcuno. Per questo ho eretto delle difese intorno a me: delle difese gentili, cortesi ed educate, ma impenetrabili... e pur sempre delle difese. Come se fossi una roccaforte impossibile da conquistare.
Ma ci sono state persone che queste mura, le hanno superate. Non le hanno sfondate né distrutte, no... semplicemente, tutte le porte si spalancavano davanti a loro, come se possedessero una chiave magica. Ogni difesa è stata inutile, con loro. Mi sono dovuta arrendere, e lasciarmi circondare... io, che abbraccio tutti, ma cerco sempre di non farmi afferrare, per evitare di essere incatenata. Io, che non riuscivo più a fidarmi delle persone. Avete rotto il mio sigillo, e ora tutto questo bruciante amore, prima imprigionato, sta uscendo fuori, in modo così impetuoso che spaventa quasi anche me.
E ovunque - a scuola, con gli amici - mi sento avvolta e viziata da un abbraccio immenso. Solo ora forse, me ne rendo davvero conto. Come riuscivo a non accorgermene...?
Perdonatemi. Il mio cervello troppo piccolo non riusciva a capire una cosa del genere.
Grazie. Grazie di cuore.
Mi sento come un bambino che, soddisfatto, dorme, sazio dell'amore incondizionato che riceve, come saggiamente dice Yuki di Fruits Basket. Ad avvolgermi è un tepore così dolce che mi viene da piangere. Qualcosa di commovente, per me, perchè è un aiuto che forse non merito, ma che ho sempre desiderato, questo sì. Ma la mia bocca, le mie labbra, non riescono a formare la parola "aiuto". Per questo di solito tale compito spetta alle mie dita, che scorrono veloci sulla carta o sulla tastiera, intessendo storie che urlano, urlano tutto ciò che io non posso dire.
Mi è stato detto che un angelo non è colui che sta in cielo, ma colui che, come me, fa del suo meglio stando in questo schifo di terra. Se è così, però, lasciatevi dire che siete tutti i miei angeli. E io lo sarò per voi, se me lo lascerete fare... se tutto questo affetto non vi intimorisce. Se davvero... se davvero ho ali - come dici tu, adorata sorellina - non cercherò più di usarle per fuggire... non voglio più scappare... voglio solo avvolgervi e proteggervi con esse, per ripagare il tepore che mi avete donato, e non andarmene mai più.
Ci sono cose, in terra, che neppure il cielo può immaginare.
E alcune di esse siete voi.
E' vero, è impossibile non ferire nessuno. Allora farò del mio meglio per compensare il dolore con la felicità che spero di poter procurare. Di potervi procurare.
So che si può essere felici solo soffrendo, e viceversa. Facce inscindibili della vita. Accettandone una, devi sostenere anche l'altra. Non commetterò più l'errore di proteggermi, rifiutandole entrambe. Non ne vale la pena. Come ho detto a quella persona, non m'importa di soffrire se è questa la gioia che mi aspetta. Le ferite sanguinano, ma si rimarginano. E il sangue versato renderà ancora più grande la felicità che potremo trovare...
Vi ringrazio per avermi svegliata. Ne avevo bisogno. Chi con un abbraccio, chi con una lacrima, e chi anche un po' arrabbiato... vi ringrazio tutti.
Vi ringrazio soprattutto di avermi fatto ricordare la frase che mi aiutava ad andare avanti... "Per quante volte io sbagli, cadrò e mi rialzerò sempre". Sempre. Sarò più forte. Riprenderò a camminare, ogni volta un po' meglio, finché non avrò imparato.
Vi chiedo solo di tornare a ricordarmelo se, ogni tanto, questo pensiero dovesse essere di nuovo cancellato dallo sconforto.
Abbiate pazienza con questa creaturina esile e lacrimosa che è incapace di vivere da sola, per quanto si illuda del contrario. Con questo esserino che vuole tanto fare del bene ma che, maldestro, non sempre ci riesce, e non se lo sa perdonare. Perdonatela voi al posto suo, e aiutatela un po', se vacilla. Non ve lo dirà mai, per orgoglio, ma quella piccola spinta che potete darle per lei è la cosa più importante che esista.
Vi ripagherà, in qualche modo. Perchè vi vuole bene.
Ora e sempre.
Grazie.



[ ... aNd  ShE  fOuNd  PeAcE ... ]


Era il 17:52 quando LostAngelMisha
ha mosso le sue dita su una piccola tastiera.

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sabato, 01 ottobre 2005

E un Angelo scrisse...



Ancora una volta, non posso fare a meno di tornare a chiedermi se sia davvero impossibile vivere senza ferire nessuno...

Non so, forse sono stupida io a continuare a credere che possa, che debba esistere un modo, una via... come una mosca che, ingenua, continua a sbattere contro lo stesso vetro, nonostante la libertà sia pochi centimetri lì vicino, io continuo a voler pensare che sia troppo ingiusto vivere a danno di altri, mentre, come la mosca, non riesco a imboccare la strada più facile... fregarmene... e, sempre come lei, continuo a scontrarmi con quella che forse è l'ineluttabile realtà dei fatti... e ogni volta mi faccio più male...
No, potrete ripetermi fino alla nausea - fino anche a perdere la voce - che è impossibile, che non è colpa mia: ciò non toglie che non riesco a crederci, non posso. Sarebbe troppo ingiusto. Non capite? Arrendermi all'idea che non posso evitare di fare del male a chi mi sta intorno sarebbe un po' come morire... Non posso arrendermi, voglio pensare che esista un'altra soluzione, me ne voglio convincere, perchè... Dio, altrimenti sarebbe troppo ingiusto, troppo crudele... Non m'importa della mia sofferenza, ma non voglio che a causa mia soffrano altri... è il loro dolore che non posso sopportare...
Riuscirò... un giorno... a vivere senza nuocere a nessuno...?
Anche ieri, sono riuscita a ferire una persona a cui voglio bene. Una persona fin troppo buona, al cui confronto io dovrei solo nascondermi: una persona così buona, pensate, che non solo soffre per la ferita che gli ho inflitto, ma insiste nel non volermene dare la colpa, e soffrire così ancora di più...
Seppure armata delle migliori intenzioni, come stavolta, riesco solo a fare danni. Vorrei tagliarmi le mani, così non potrei più usarle per fare del male, nè per aggrapparmi a qualcuno e trascinarlo con me, nel mio baratro di egoismo. Vorrei cucirmi la bocca e non poter pronunciare più nulla, nulla, né di buono né di cattivo. Diventare una bambola di porcellana, piccola piccola. Essere talmente inerme e indifferente da non poter causare dolore a nessuno.
E lui continuava a dire che no, non era colpa mia. E ho capito che era questo il mio castigo: non essere punita. Se mi avesse insultata, se mi avesse odiata, sarebbe stato meglio. Mi sarei sentita meno in colpa... ma, soprattutto, se mi avesse odiata non sarebbe stato così male... avrebbe potuto sfogarsi su di me, e non mi sarebbe importato... tutto, vi prego, ma non fate quell'espressione così triste, perchè... mi incrina l'anima...

Per un qualche strano scherzo del destino, e più facile, infinitamente più facile, ferire chi ami di chi odi. Non è giusto, ma è così. Per il semplice motivo che se una persona ti è vicina, se ti affida il tuo cuore, basta un niente per danneggiare questo dono così enorme e prezioso. Essere amati... è esercitare un potere fin troppo pericoloso...
Perdonami, tu che ho ferito... perdonami, se puoi.
Avrei voluto davvero tagliarmi queste goffe mani... quando, in trance, ho cominciato ad osservarle. A pensare che forse avrei dovuto farlo. Per espiare. E, chissà, magari non molto tempo fa avrei potuto fare un tentativo. Ma c'è stato un pensiero, che mi ha fermata, come risvegliandomi da un incubo.
Ho pensato che, ferendo me stessa, avrei fatto del male, seppue indirettamente, anche alla persona a cui tengo di più al mondo.
Vedi, dunque, come il tuo affetto mi protegge. Spero di riuscirvi anch'io, in qualche modo.

In quel momento però mi è tornata in mente la frase che mi sento ripetere più spesso... "Sei un angelo"... come se fosse stato un'eco, ha cominciato a rimbalzare nella mia mente, più e più volta... ogni volta pronunciato con una voce diversa: quella di amici, parenti, semisconosciuti... una marea umana... e mi è venuto da ridere... forse ora capirebbero perchè, perchè a quelle parole rispondo sempre, con sincerità: "No, sono solo un disastro..."
Perchè sono goffa, maldestra, e il mio amore finisce sempre per fare del male. Altro che angelo... non sono neppure capace di aiutare veramente chi ne avrebbe bisogno. Sento le loro lacrime... e vorrei essere lì, a dare loro forza... e non posso... non posso...
L'allegoria vivente dell'inutilità...
Per questo forse mi sono sentita triste, immensamente triste, quando ho letto lo sfogo di una mia cara amica. Un'amica che diceva - forse a ragione - che è facile dire di voler bene, è facile adulare, quando poi sono solo parole... quando lo si dice con leggerezza, senza muovere neppure un dito quando l'altro, poi, invoca aiuto.
Hai ragione. Dio sa quanto hai ragione. Perchè non riesco a fare nulla di concreto. Sorellina, sento le tue lacrime, le sento. Sono le stesse che scorrono sul mio volto nel sentire questa accusa. La sento rivolta verso di me... perchè, effettivamente, l'unica cosa che posso usare per aiutarvi è il mio affetto. Ripetervi, anche all'infinito, che vi voglio bene... è la mia unica arma, il mio unico mezzo. Non ho ali con cui avvolgervi, purtroppo. Non ho neppure luci con cui illuminare l'oscurità... ho solo questo enorme affetto che mi farà scoppiare il cuore, se non smette di crescere... perchè fa quasi male, tutto l'amore che so provare... è troppo grande per essere contenuto nel mio petto... per quanto si sia già visto più volte umiliato e rifiutato, non riesco davvero a frenarlo...
Ma ho solo quello.
Quindi hai ragione, potrei essere una perfetta ipocrita. In fondo, gli angeli sono tutti ipocriti. E' facile per loro, che non conoscono altro che la bellezza e la felicità, vero? E' più facile che per noi che sguazziamo nel fango di questo mondo.
Eppure, se solo potessi... se solo riuscissi a fare qualcosa di più per dimostrarvi che sono sincera... che vorrei fare qualcosa e che non posso, semplicemente non posso... non so come fare...
Ho bisogno d'amare... ancora più che di essere amata, ho bisogno di amare... per fare del bene a coloro a cui dono il mio affetto, e finalmente forse poter perdonare un po' me stessa del male che ho causato in vita mia...
Eppure, nonostante io continui a confessare la verità, tutti intorno a me continuano a ripetermi "angelo"... come se non mi ascoltassero, o come se volessero vedere solo la realtà che hanno scelto... e io ho paura, ho paura di mostrargli veramente quanto sono miserabile.
Così continuo a impersonare l'angelo in questa piccola farsa... lascio che le voci mi cantino, mi cullino, mentre in apparenza mi copro di virtù, e il vizio, invece, di nascosto mi carezza sensualmente l'animo... lascio che adornino di fiocchi queste ali inutili, finte, e chiudo gli occhi per non venire accecata da queste luci da palcoscenico. Non mi importa più di nulla... non dico nulla, per non rovinare la loro festa... o forse perchè tanto non mi badano, presi come sono da questa inutile, decadente recita, colma di sorrisi falsi e ostentati. Devo recitare la parte dell'angelo. Mi abbandono ai loro abbracci, mentre mi posano come un fantoccio di pezza su un trono di spine e cantano pettinandomi i capelli... mi dipingono le labbra di rosso col mio stesso sangue, ridono e le loro risate feriscono quasi le orecchie...
No, non m'importa più... giocate alle bambole col mio corpo, visto che lo desiderate... visto che volete che qualcuno reciti questo ruolo... io ho provato a farvi vedere che queste ali sono false, e che non saranno certo questi abbellimenti a farmi essere un angelo custode, ma se preferite questa dolce e barocca menzogna, una menzogna simile ad una favola, non sarò più io a disilludervi...

Non. Sono. Un. Angelo. Lo dimostra il fatto che non posso proteggere come vorrei.
La mia tristezza annega in questo mare di finzione.

Poi, la sera, mi è bastato il suono di una voce nota, per risollevarmi. E' stato sufficiente sentirla. Te l'ho detto, ormai sei la mia malattia e l'unica mia cura. L'unica cosa che può salvarmi, per il semplice fatto che quando ti sento... quando ti sento, capisco che posso sopportare tutto questo, che posso anche dimenticarlo... unicamente perchè i tuoi problemi per me sono più importanti dei miei... perchè sei più importante tu, che occupi l'unico grande posto al centro del mio cuore... e basta.
E la tristezza scivola via, sulle note di Lovelorn dei Leaves Eyes...

You are a wandering shining star
You light up the sky you take me so far
One crystal inside my lonely heart
You light up my life I embrace your light
You're my healer
I am lovelorn
In the cool breeze I hear your sweet voice
I'm your treasure
I am forlorn
In the rain I feel your warm tears

I can't forgive God and myself
I should have been there to
Give you strength



Era il 15:55 quando LostAngelMisha
ha mosso le sue dita su una piccola tastiera.

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Little Angel of a Green Garden...


Scrivete che ne pensate nei commenti (8) ma badate un Lupo, un Gundam e una Fumettista vegliano sul piccolo Angelo.
E son tutti fatti vostri... Ghghghghgh!



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Vi consiglio di visualizzare il template a tutto schermo, perche' potrebbe se no darvi dei problemi...

Sore wa yoshi des!

"Stella stellina,
la notte si avvicina...
lassu' tu brilla bianca,
di te MAI ci si stanca!"
Sammy.



Angelo del Chiaror di Luna,
un misto di magia e fortuna,
il figlio pazzo, dalla natura generato,
ammira la tua bellezza, con fare rapito.
ti vide per la prima volta ammirar luna,
la sua madre antica,
e da quel giorno, non vide che te
amante,protettrice,donna e amica.
Occhi di Stelle, Labbra di corallo,
era di sicuro tra gli angeli il piu' bello.

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